h. 14.00 | doccia | Heima in borsa | h. 15.00 | Arena | pullman | Georg | autografo | Takk.. G. ..Sigur Ròs. | h.16.00 | soundcheck | Magic Bench | Bagarini | fans californiano | h. 18.00 | Kjarri | autografo |“See you later” | chiacchiere con il fans californiano | la storie della nostra vita | h.19.30 | apertura cancelli | fila 4 posti 26 e 28, lato Orri | hotdog | pioggia | vento | freddo | ombrello rosa e ombrello verde | no k-way | no felpa | no giacca | h. 20.30 | trombon-man | h. 21.15 | uomo delle mantelline | Svefn-g-englar | si inizia | annebbiamento del cervello | “..it seems Iceland” | ebbene sì Jonsi | piume e capelli mossi dal vento | fulmini | piedi che battono il tempo | archetto | bacchette | coriandoli | rosso | sta finendo | Untitled#8 | tuoni | distorsioni | estasi | h. 23. 15 | quiete. |
Non so se è stato meglio di tre anni fa, forse no, ad ogni modo non amo fare paragoni. Quello che so è che - complice il tempo - è stato epico, un’esperienza trascendentale. Il pubblico avvolto il mantelline colorate, i brividi ad ogni nota-- non tanto per il freddo, le lacrime di chi si commuoveva che si perdevano nella pioggia. I fulmini alla prima distorsione di Svefn-g-englar e i tuoni e la pioggia fitta in contemporanea all’esplosione di Untitled#8.
Alla faccia dell’elemento scenografico.
Per Gobbledigook alla richiesta di alzarsi siamo ovviamente finite sotto il palco, seconda fila centrali, a battere piedi e mani mentre coriandoli scivolavano nei posti più impensabili. Di conseguenza il gran finale s’è consumato in piedi a pochi metri da loro. Ulteriormente empatico, se possibile (anche se quanto m’è mancato quel telo bianco..)
Per il resto la scaletta mi ha soddisfatta ma solo perché Ný Batterí, Untiled #4, Gong, Andvari e Viðrar Vel Til Loftárása le avevo già sentite live tre anni fa a Firenze. Altrimenti credo mi sarei indisposta. Purtroppo gli album aumentano e il numero di brani eseguiti rimane sempre lo stesso; il fatto che vengan trascurati molto i primi album, specie ( ), un po’ mi rattrista. Anche perché l’effetto delle varie Untitled è oserei dire indispensabile in un live.
Ad ogni modo Sœglópur e Hafssól live sono sempre totalizzanti. Gobbledigook “familiare” e frenetica, scritta per essere eseguita live. Hljómalind una piacevole sorpresa. Glósóli, Við spilum endalaust e Inní mér syngur le ho cantate tutte. La cosa più bella è come sempre vederli ridere e scherzare, con Kjarri che spintona Jonsi e Orri che si sistema la corona cadente, sentirli parlare in islandese tra una canzone e l’altra, ammirare l’entrata in scena delle Amiina e sorridere a quella dei fiati.
Da segnalare il lancio dell’archetto post Hafssól preso dal ragazzo una fila davanti a noi accanto al corridoio, maledizione.. questione di centimetri. Per non parlare delle 25 scalette distribuite a fine concerto che mi sono state fregate ripetutamente da sotto il naso perché il palco era altissimo e con il mio metro e 65 non riuscivo ad allungarmi quanto i maledetti tipelli vicino a me. La vita è ingiusta. Ma forse la mia dose di fortuna l’avevo già consumata con gli autografi di Georg e Kjarri.
Concludo citando un’amica che li ha visti due giorni prima a Firenze e che, due estati fa, è stata compagna di un viaggio nella terra del fuoco e del ghiaccio.

Ed ora, proprio come un paio d'estati fa, vorrei braccare Jonsi spaventandolo all'entrata di un bagno e dirgli solo una cosa.
Takk.

