Io volevo scrivere del concerto di Jason Mraz
e invece mi vien solo da piangere.
Si può odiare chi ti ha messo al mondo?
Non mi tocca quello che mi dici.
Non deve toccarmi
Non posso permettertelo.
anche solo all'idea di parlarne con qualcuno.
Perchè ora come ora è così la mia vita.


h. 14.00 | doccia | Heima in borsa | h. 15.00 | Arena | pullman | Georg | autografo | Takk.. G. ..Sigur Ròs. | h.16.00 | soundcheck | Magic Bench | Bagarini | fans californiano | h. 18.00 | Kjarri | autografo |“See you later” | chiacchiere con il fans californiano | la storie della nostra vita | h.19.30 | apertura cancelli | fila 4 posti 26 e 28, lato Orri | hotdog | pioggia | vento | freddo | ombrello rosa e ombrello verde | no k-way | no felpa | no giacca | h. 20.30 | trombon-man | h. 21.15 | uomo delle mantelline | Svefn-g-englar | si inizia | annebbiamento del cervello | “..it seems Iceland” | ebbene sì Jonsi | piume e capelli mossi dal vento | fulmini | piedi che battono il tempo | archetto | bacchette | coriandoli | rosso | sta finendo | Untitled#8 | tuoni | distorsioni | estasi | h. 23. 15 | quiete. |
Non so se è stato meglio di tre anni fa, forse no, ad ogni modo non amo fare paragoni. Quello che so è che - complice il tempo - è stato epico, un’esperienza trascendentale. Il pubblico avvolto il mantelline colorate, i brividi ad ogni nota-- non tanto per il freddo, le lacrime di chi si commuoveva che si perdevano nella pioggia. I fulmini alla prima distorsione di Svefn-g-englar e i tuoni e la pioggia fitta in contemporanea all’esplosione di Untitled#8.
Alla faccia dell’elemento scenografico.
Per Gobbledigook alla richiesta di alzarsi siamo ovviamente finite sotto il palco, seconda fila centrali, a battere piedi e mani mentre coriandoli scivolavano nei posti più impensabili. Di conseguenza il gran finale s’è consumato in piedi a pochi metri da loro. Ulteriormente empatico, se possibile (anche se quanto m’è mancato quel telo bianco..)
Per il resto la scaletta mi ha soddisfatta ma solo perché Ný Batterí, Untiled #4, Gong, Andvari e Viðrar Vel Til Loftárása le avevo già sentite live tre anni fa a Firenze. Altrimenti credo mi sarei indisposta. Purtroppo gli album aumentano e il numero di brani eseguiti rimane sempre lo stesso; il fatto che vengan trascurati molto i primi album, specie ( ), un po’ mi rattrista. Anche perché l’effetto delle varie Untitled è oserei dire indispensabile in un live.
Ad ogni modo Sœglópur e Hafssól live sono sempre totalizzanti. Gobbledigook “familiare” e frenetica, scritta per essere eseguita live. Hljómalind una piacevole sorpresa. Glósóli, Við spilum endalaust e Inní mér syngur le ho cantate tutte. La cosa più bella è come sempre vederli ridere e scherzare, con Kjarri che spintona Jonsi e Orri che si sistema la corona cadente, sentirli parlare in islandese tra una canzone e l’altra, ammirare l’entrata in scena delle Amiina e sorridere a quella dei fiati.
Da segnalare il lancio dell’archetto post Hafssól preso dal ragazzo una fila davanti a noi accanto al corridoio, maledizione.. questione di centimetri. Per non parlare delle 25 scalette distribuite a fine concerto che mi sono state fregate ripetutamente da sotto il naso perché il palco era altissimo e con il mio metro e 65 non riuscivo ad allungarmi quanto i maledetti tipelli vicino a me. La vita è ingiusta. Ma forse la mia dose di fortuna l’avevo già consumata con gli autografi di Georg e Kjarri.
Concludo citando un’amica che li ha visti due giorni prima a Firenze e che, due estati fa, è stata compagna di un viaggio nella terra del fuoco e del ghiaccio.

Ed ora, proprio come un paio d'estati fa, vorrei braccare Jonsi spaventandolo all'entrata di un bagno e dirgli solo una cosa.
Takk.

